Capitolo1
L’estate scorsa mi capitò di essere in trasferta nella capitale. Sbrigai in fretta tutte le faccende, mancava ancora del tempo al treno e decisi di girare un po’ per la città. Cammino a caso ed ecco un manifesto che invita alla mostra di fotografia erotica di V. Ščerbans’kyj. Mah, perché no? In ogni caso era meglio che vagare per le strade sotto un sole cocente.
Pagai una sciocchezza per l’ingresso e mi ritrovai in una grande sala fresca e, come scoprii in seguito, in un mondo a me finora sconosciuto, con le sue regole, i suoi rapporti e una morale tutta particolare.
I visitatori erano pochi, e ne fui contento: a chi piace avere una folla che ti respira sul collo e commenta quello che vede? E a una mostra di foto erotiche, poi!
L’alto livello delle opere si notava al primo sguardo. Le fotografie, anche le più esplicite, turbavano ma non suscitavano repulsione; erano eseguite con maestria, gusto e senso della misura, e una in particolare mi colpì profondamente.
— Splendido! Incredibile! — mi sfuggì, e mi sentì un uomo alto e magro di mezza età, con una barbetta curata, maglietta nera e jeans strappati.
— Le piace? — chiese, avvicinandosi.
— Moltissimo! — dissi, felice di poter condividere le mie impressioni. — Questa sì che è vera erotica! Sembra che la donna posi proprio per te e voglia solo te! Che sguardo eloquente! Che espressività! È semplicemente geniale! Peccato che io non me ne intenda, ma su di me questa foto...
— Ma che dice? — obiettò lo sconosciuto. — Di questo argomento se ne intende ogni uomo!
— Forse, — non volli discutere. — Ma la guardi, non è splendida questa fotografia? Qualcosa di incredibile, non trova? E anche questa, a destra, non è male! Una vera meraviglia! Non mi aspettavo proprio di ricevere un piacere estetico così profondo da semplici scatti, e neppure a colori!
— Ne sono lieto, — disse il mio interlocutore, sorridendo soddisfatto.
— Lieto? — mi stupii. — Perché? Perché è contento?
— Perché l’autore di queste fotografie sono io, — disse lo sconosciuto con orgoglio.
— Ah, sì? Allora è lei il famoso V. Ščerbans’kyj?
— Proprio così. Vasyl’ Petrovyč Ščerbans’kyj, al suo servizio.
— Molto piacere! Io sono Vadym.
— Il piacere è mio, — sorrise il fotografo, poi si rivolse a me con serietà: — Vadym, potrebbe spiegarmi che cosa le è piaciuto di questa foto? Che cosa la attira, esattamente? Ritrae una donna completamente vestita, quindi quasi nessuno ci fa caso: tutti hanno fretta di vedere qualcosa di più esplicito.
— Che cosa mi attira? — mi confusi. — Be’... non lo so... Lo sguardo, forse. Sì, lo sguardo. E poi la posa. E anche quel disordine nei vestiti... sì, sì, un disordine piuttosto eloquente. O forse tutto insieme... Purtroppo non so spiegarlo. E poi, a che le serve il giudizio di un dilettante?
— Mi creda, Vadym, la sua opinione per me è importante. Migliaia di visitatori hanno visto questa foto, ma solo pochissimi sono riusciti a scorgervi quello che vedo io. E lei è tra questi pochi.
— Strano... Ma io davvero non lo so!.. E poi, è tutto un caso. Sono capitato qui per caso, per caso questa foto ha attirato la mia attenzione e ha suscitato certe emozioni. Forse mi ha ricordato qualcosa. O forse, inconsciamente, ero pronto a vedere ogni immagine come erotica, e se avessi visto questa foto su una rivista con la didascalia «pianista» o «bibliotecaria» non ci avrei nemmeno fatto caso.
— Interessante... Davvero non ci avrebbe fatto caso?
Guardai la foto con attenzione, e di nuovo fui preso dalla sensazione di un legame intimo tra me e la donna della fotografia, così forte, così evidente e nello stesso tempo così sfuggente che mi mancavano le parole per descriverlo.
— Ci avrei fatto caso, — ammisi, e sospirai. — Sì, ci avrei fatto caso. C’è qualcosa in lei... di molto familiare... una specie di tensione, o forse... come dire...
— E la donna, le è piaciuta?
Guardai di nuovo lo scatto, perché mi resi conto con stupore che della donna non ricordavo niente! No, bella non la si poteva chiamare... Normale. Perfino un po’ volgare.
— Mi sta provocando? — schivai la domanda.
— No. Allora? Le è piaciuta? — insistette il fotografo.
— Be’, diciamo che non è il mio tipo. A me piacciono donne di un altro genere.
— Ma questa volta le è sembrata attraente, — osservò il signor Vasyl’, e non era una domanda, ma la constatazione di un fatto.
— Sì, — non volli discutere.
— Non la sto annoiando? — si riscosse d’un tratto Vasyl’ Petrovyč.
— Niente affatto! Non capita spesso di parlare con l’autore delle opere!
— E se l’accompagnassi io per la mostra?
— Ne sarei onorato, — risposi educatamente, cercando di sembrare convincente, perché non ero affatto sicuro che quella compagnia mi avrebbe fatto piacere. Magari nessuna delle opere seguenti mi sarebbe piaciuta e avrei dovuto mentire, perché Vasyl’ Petrovyč avrebbe voluto sentire i miei giudizi e si sarebbe aspettato delle lodi.
«Ma che diavolo?! — mi arrabbiai con me stesso. — Non mi metterò a mentire, mica mi sono invitato io! Se una foto non mi piace, lo dirò e basta!»
Mi incamminai lungo il percorso stabilito, cercando una foto da poter criticare. Per un po’ procedemmo in silenzio, l’occasione per una critica non si presentava, e Vasyl’ Petrovyč si comportava in modo impeccabile, cercando di passare inosservato. Mi rilassai e mi godetti ogni immagine. Mi piaceva tutto! E del resto, che cosa può esserci di più bello di un corpo femminile nudo?
Con la coda dell’occhio notavo che Vasyl’ Petrovyč osservava attentamente le mie reazioni, come uno studente in ansia davanti all’esaminatore, ma la cosa non mi disturbava affatto.
Finalmente, quasi alla fine dell’esposizione, ci trovammo davanti a un pannello di ritratti femminili, e di nuovo sentii crescere in me un’agitazione inspiegabile. Scrutavo ogni foto e capivo che tra loro c’era qualcosa in comune e di molto familiare, ma che cosa?
All’improvviso mi venne l’illuminazione!
— Vasyl’ Petrovyč! Confessi: le foto di queste donne sono state scattate nel momento dell’orgasmo, vero?
— Esattamente! — si rallegrò lui. — Ci è arrivato! È stato difficile capirlo?
— No, non difficile. Anche se non l’ho capito subito.
— Forse lei è un sessuologo? O un sessuopatologo?
— No! — scoppiai a ridere. — Semmai il contrario!
— Che cosa vuol dire «il contrario»?
— Il mio lavoro ha a che fare con le scienze esatte, — risposi evasivo.
— Allora lei è molto attento, — disse Vasyl’ Petrovyč. — Pochi intuiscono che cosa sia successo un istante prima che scattasse l’otturatore. Le foto di questo pannello non interessano quasi a nessuno; temo perfino che i visitatori non ci vedano nulla di erotico e si chiedano che cosa ci facciano qui.
— Non ci posso credere! Secondo me sono tra le migliori! Insieme a quella davanti alla quale ci siamo conosciuti... E non è l’unica di quel tipo. Mmm... Mi pare... Mi pare di aver capito. Quelle prime foto sono state scattate «prima»? E queste «nel momento», giusto?
— Giusto.
— Allora si può supporre che quelle in mezzo siano, per così dire, «durante»?
— Sì, — confermò Vasyl’ Petrovyč.
— Ne consegue che questi scatti lei li ha fatti... — cominciai sicuro di me, ma mi fermai in tempo e tacqui, rendendomi conto che stavo per oltrepassare i limiti della decenza.
Mi parve che Vasyl’ Petrovyč avesse capito che cosa volevo dire, ma tacque; solo qualcosa nel suo viso cambiò, e io mi voltai e proseguii, rimproverandomi per la mia loquacità fuori luogo. Che diritto avevo di ficcare il naso dove non dovevo?
Restavano poche fotografie che non avevo ancora visto. La mostra si chiudeva con immagini di donne felici, colme di gioia fino all’orlo; quegli scatti sembravano irradiare luce, ed erano l’ultimo tassello del quadro del talentuoso fotografo che avevo decifrato. Ormai non avevo più alcun dubbio.
— Vasyl’ Petrovyč, — mi rivolsi solennemente all’autore. — Lei è un artista di grande talento! Ho visto molte fotografie erotiche, ma le sue sono al di sopra di ogni lode! È come se avessi visto un film d’amore che comincia con un preludio e finisce... ehm... con un culmine che, a sua volta, diventa fonte di gioia! Mi permetta di ringraziarla e di esprimerle la mia sincera ammirazione!
Vasyl’ Petrovyč sorrideva apertamente.
— Sono io a ringraziare lei, Vadym. Di estimatori come lei un artista può solo sognare! Ha capito tutto quello che volevo trasmettere al pubblico, ha capito perché le fotografie sono disposte proprio in quest’ordine e ha perfino indovinato come sono stati fatti alcuni scatti.
Di fatto era una confessione, e mi fece arrossire. Che cosa significava? Vasyl’ Petrovyč mi aveva letto nel pensiero?!
— Non penserà mica che io... che io abbia osato... che abbia pensato che lei... — cominciai a giustificarmi goffamente, ma Vasyl’ Petrovyč non mi lasciò finire.
— Sa una cosa, Vadym? Vuole vedere le mie fotografie migliori?
— Come? E queste? Non ha scelto le migliori per la mostra? Quali sono allora le migliori? Sì, certo che voglio!
— Poi capirà perché non ho esposto le fotografie che ho deciso di mostrarle. No, non per ragioni di censura. Semplicemente... non le espongo mai. E non le mostro a nessuno, lei sarà il primo. È qui vicino, andiamo?
Esitai, perché, a dire il vero, non credevo a una simpatia così inattesa e incomprensibile da parte di uno sconosciuto. Per un attimo mi sembrò perfino una trappola! Si sa che tra le persone creative, per qualche oscura ragione, la percentuale di chi ha un orientamento non tradizionale è più alta della media! E se questo Ščerbans’kyj fosse uno di loro? Sono tollerante verso gli omosessuali, ma se fossi piaciuto a questo fotografo e lui avesse cominciato a importunarmi con proposte per me inaccettabili?
Eppure le foto della mostra testimoniavano senza ambiguità la sua eterosessualità! Mi perdevo in congetture e avevo un po’ paura, ma ormai era tardi per rifiutare.
Continua…
